lunedì 17 novembre 2014

Quelli che l'economia tedesca cresce perché loro investono

Esiste una relazione inversa tra il surplus commerciale e gli investimenti. Lo dicono i libri di macroeconomia, come ad esempio il manuale del Prof. Gregory Mankiw di Harvard che è molto utilizzato in ambito universitario, soprattutto all'estero. E' un testo di economia ortodossa, ovvero classica. Quindi, quello che vi sto per esporre di seguito non è assolutamente nuovo, o rivoluzionario, per chi studia economia.

Per capire come, in un'economia aperta, il livello degli investimenti e la bilancia commerciale siano in realtà due facce delle stessa medaglia è sufficiente prendere l'identità di contabilità nazionale:

Y = C + G + I + X - M

Dove:
Y = reddito, prodotto, o PIL
C = consumi privati, o spesa privata
G = consumi pubblici, o spesa pubblica
I = investimenti
X = esportazioni
M = importazioni

Ora, basta fare qualche passaggio matematico.

Se:

Y = C + G + I + X - M

allora:

Y - C - G - I = X - M

Infatti, passando dall'altra parte dell'uguale le grandezze cambiano segno.

Ma:

Y - C - G = S

E' sicuramente chiaro a tutti che il reddito meno la spesa è uguale al risparmio "S".

Quindi:

S - I = X - M

Pertanto, un paese che ha un surplus commerciale X > M (le esportazioni superano le importazioni), deve avere anche anche S > I (un livello di risparmi maggiore di quello degli investimenti).

D'altra parte, in un paese che invece ha una bilancia commerciale in passivo, X < M, gli investimenti saranno maggiori del risparmio (S < I).

Questo succede perché i risparmi che il paese in surplus consegue, vanno a finanziare gli acquisti di quelli che hanno una bilancia commerciale negativa (X < M) tramite i prestiti concessi. Pertanto, accade che alcune nazioni siano creditrici e altre debitrici. E' quello che abbiamo già visto nel post "il problema dell'Europa sono gli squilibri interni, non il cambio con il dollaro"

Andiamo ora a controllare se quanto sopra illustrato, a livello teorico, corrisponde anche alla realtà dei fatti.

Il periodo di riferimento della nostra analisi è dal 1999 al 2008. Questo perché va dalla nascita ufficiale dell'euro fino all'inizio della crisi, ovvero prima che iniziassero le manovre economiche di austerità che hanno tagliato i consumi nei paesi debitori fermando l'afflusso di capitale da quelli creditori. Consideriamo pertanto il periodo di maggiore apertura del mercato europeo dei capitali.

Pensate ad un paese che, nel suddetto periodo, ha avuto un pesante deficit della bilancia commerciale. Ad esempio la Grecia. Ora, immaginate a un'altra nazione che, al contrario, ha avuto enormi surplus della bilancia commerciale. La Germania.

Nel successivo grafico potrete osservare come la bilancia commerciale di Grecia e Germania hanno avuto un andamento opposto nel periodo che stiamo analizzando. La prima con un deficit sempre maggiore, mentre la seconda in crescente surplus.


Nel grafico seguente, ecco la media degli investimenti in rapporto al PIL del periodo 1999-2007:


Come volevasi dimostrare, la Grecia ha investito più della Germania. Non basta? Osservate i dati dei paesi della zona euro (ho tenuto in considerazione solo quelli entrati nell'euro prima del 2008):


Guardate i PIIGS (in rosso) che sono i paesi con i maggiori deficit nella bilancia commerciale, hanno investito più dei paesi virtuosi (in azzurro), e la Germania è il fanalino di coda della classifica.

Vi starete chiedendo per quale motivo vi sto raccontando tutto questo. Ebbene, solo io ho sentito la storia per cui l'economia tedesca è forte perché loro hanno investito? Se capitasse anche voi, adesso sapete cosa rispondere.





4 commenti:

  1. Così tante stronzate assieme non le avevo mai lette!

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    1. Io sì. Sul manuale di economia citato nel post, dai dati che sono andato a verificare, rispetto ai quali ho citato le fonti.Soprattutto però, lo confesso,copiando da qui:

      http://goofynomics.blogspot.it/2013/12/eh-ma-i-tedeschi-hanno-investito.html?m=1

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  2. Levategli il vino a questo qui

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    1. Solo un altro sorso per brindare alla sua simpatia

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