sabato 14 maggio 2022

La libertà di parola è reale o formale?

Nel testo sopra riportato l'autore rivendica la scelta di non discutere con chi, a suo inappellabile giudizio, esprime opinioni controfattuali o scempiaggini varie. Ovviamente nessuno, credo, trarrebbe alcun beneficio dal parlare con uno sprovveduto. Ma nulla impedirebbe al giornalista d'invitare, al posto dello stregone di turno, qualcuno degli innumerevoli scienziati, o intellettuali, che in questi anni hanno maturato opinioni differenti da quelle comunemente accettate. 

Purtroppo in Italia ma forse anche altrove, in questo mondo "libero", "inclusivo" e "tollerante", serpeggia l'idea che spesso, nei principali argomenti d'attualità, esista una sola ineccepibile verità. Ovviamente, questa coincide con le notizie diffuse dal governo, o dagli alleati, e riportate dai principali organi di stampa, radio, tv, internet. Le opinioni contrarie sono semplicemente bollate come bufale, falsità, "fake news". 

La saggezza popolare imporrebbe di dubitare di chi sostiene che la virtù stia da una sola parte, ma ormai il clima è così infuocato che molti potrebbero persino iniziare a domandarsi se, conoscendo già le verità che provengono dalle fonti ufficiali, tutto sommato, si possa fare anche a meno di consentire il diffondersi di una pluralità di menzogne. 

In ogni caso, anche senza censura, oggigiorno, qual è la prospettiva per chi la pensa diversamente? Quella di essere ascoltati, compresi, oppure quella di essere a malapena tollerati, sopportati a fatica da una società conformista e così poco incline al pensiero critico?

Da noi, la libertà d'opinione è davvero reale, o comunemente accettata solo a livello formale? Questa non è una sottigliezza, se si pensa che è tramite lo scambio d'opinioni che gli individui si rapportano gli uni con gli altri e crescono culturalmente, o che è proprio il dibattito a portare avanti la scienza, orgoglio di questa nostra civiltà avanzata. E se il desiderio di un maggior controllo dell'informazione, volto al nobile scopo (un po' paternalista) di preservarci dalle false notizie, rallentasse il progresso? 

In fondo, vittima del pregiudizio non è solo chi viene, in qualche modo, silenziato ma è anche colui il quale non vuole, o gli è impedito, d'ascoltare.

mercoledì 9 febbraio 2022

Il debito pubblico acquistato dalla BCE è un finanziamento a tasso zero

Da diversi anni Banca d'Italia acquista, secondo i programmi stabiliti dalla BCE a favore dei paesi dell'area euro, un certo ammontare di titoli del debito pubblico italiano. Gli interessi che paghiamo per questo debito sono inferiori alle somme che Banca d'Italia versa, a sua volta, allo Stato sotto forma di dividendi e imposte.

Sul bilancio 2020 di Banca d'Italia leggiamo che il reddito derivante dai titoli di Stato, detenuti nell'ambito dei programmi d'acquisto stabiliti dalla BCE, è distribuito per intero alle banche centrali nazionali, le quali posseggono anche i titoli sui quali maturano tali interessi, a meno che il Consiglio di quest'ultima decida diversamente. Cosa peraltro mai avvenuta negli ultimi anni.  

Estratto del Bilancio Banca d'Italia 2020, pagina 39

Sempre nel bilancio di Banca d'Italia troviamo, per ogni anno, i dati relativi agli interessi attivi maturati sui suddetti titoli di Stato. Oltre a quelli acquisiti nell'ambito dei programmi della BCE, nella mia analisi, ho considerato anche i proventi legati ai titoli di debito pubblico detenuti ex lege 289/2002. 

Interessi attivi annuali divisi per programma d'acquisto. Valori in milioni di euro (Fonte: elaborazione dati bilanci Banca d'Italia dal 2010 al 2020)

Secondo l'articolo 38 dello statuto, Banca d'Italia distribuisce una cospicua parte dei suoi utili d'esercizio allo Stato. Al computo di quanto è percepito da quest'ultimo, oltre agli utili, vanno aggiunte le imposte pagate annualmente da Palazzo Koch.

Estratto dello statuto di Banca d'Italia del 15 febbraio 2016

Verificato dai bilanci di Banca d'Italia l'ammontare annuale degli interessi attivi percepiti dall'acquisto dei titoli del debito pubblico, per gli anni che vanno dal 2010 al 2020, e sottratto quanto versato da quest'ultima allo Stato osserviamo che la differenza è sempre stata a favore delle casse pubbliche.

Valori in milioni di euro
Calcolo su base annuale della differenza tra i ricavi per interessi attivi sui titoli acquistati da Banca d'Italia e i costi per dividendi e imposte pagati allo Stato. Valori in milioni di euro (Fonte: elaborazione dati bilanci Banca d'Italia dal 2010 al 2020)

Lo si vede dalle righe con i numeri in verde nella tabella sopra esposta. Essi rappresentano, in milioni di euro, la differenza tra:
  • la lettera "E": l'incasso totale dello Stato, a sua volta determinato dalla somma delle lettere "C" (dividendi) e "D" (imposte)
  • e la lettera "A": l'ammontare degli interessi, pagati da noi, e maturati annualmente sui titoli del debito pubblico acquistati da Banca d'Italia.  
Si consideri che gli interessi attivi sono una componente positiva del reddito della banca centrale. Quindi, ad un loro aumento (ceteris paribus) corrisponde un incremento dell'utile d'esercizio e pure dei dividendi, e delle imposte, a favore dello Stato. 

Pertanto, anche nell'area euro, fino ad oggi, l'acquisto di titoli del debito pubblico da parte della banca centrale è stata una forma di finanziamento priva di oneri per lo Stato. 

lunedì 13 dicembre 2021

L'ipocrisia della retorica sugli investimenti che servono al Paese



Questo grafico è molto interessante. Rappresenta il PIL e le sue principali componenti. La fonte è Banca d'Italia. Essendo i valori di riferimento quelli del 2007 (ultimo anno precrisi) tutte le linee colorate partono da 100. Osservate che solo la linea verde, quella delle esportazioni, nel 2021 è più alta del 2007, mentre le altre componenti sono rimaste al di sotto. 

Ora facciamo un piccolissimo sforzo e ci occupiamo di una cosa chiamata identità di contabilità nazionale. Non c'è niente da preoccuparsi perché è una cosa piuttosto banale.

Y=C+G+I+(X-M)


Y è il PIL, cioè il reddito italiano. E' un'identità, perché è sempre uguale a:


C: i consumi privati
G: i consumi pubblici
I: gli investimenti
X-M: le esportazioni nette, cioè le esportazioni meno le importazioni.

Facciamo un ulteriore piccolo sforzo. Se spostiamo i consumi (privati e pubblici) e gli investimenti dall'altra parte dell'uguale, la nostra identità diventa:


Y-C-G-I=X-M


Ovviamente, spostando queste grandezze a sinistra dell'uguale esse cambiano di segno. È algebra elementare.

Ora, cos'è il reddito Y meno i consumi, C e G, se non il risparmio? Se guadagno 100 e spendo 80 mi rimane 20. Chiaro no? Quindi:


S-I=X-M


dove S sono i risparmi, dall'inglese savings.

Quindi, l'identità ci dice che se aumentano le esportazioni nette, cioè migliora la bilancia commerciale con l'estero rappresentata da X-M, per forza di cose, aumenta anche S-I, cioè diminuiscono gli investimenti o aumentano i risparmi. Dato che la bilancia commerciale italiana (X-M) è positiva, significa che il nostro paese sta finanziando il resto del mondo. 

Per avere più investimenti bisognerebbe aumentare le importazioni, cioè, in pratica, far crescere i consumi tramite una minore disoccupazione, redditi più alti, magari attraverso una minor tassazione.

Da questo si capisce quanto sia ipocrita la retorica mediatica, e governativa, sugli investimenti che servono al Paese. Se i nostri governi avessero voluto favorire gli investimenti (e la crescita) avrebbero fatto, nel corso degli ultimi anni, esattamente il contrario di quanto hanno fatto. 

E ancora, si capisce quanto è economicamente, ma anche politicamente, scorretto, e sconveniente, farsi finanziare dall'Unione europea, cioè fare debito estero non ripagabile in valuta nazionale, quando le risorse che ci servono per gli investimenti le avremmo già in casa, senza bisogno di chiedere niente a nessuno. E senza farci spiegare da nessuno quali progetti dovremmo sostenere. 


ADDENDUM del 15/12/2021

Mi hanno riferito che non è chiaro come mai "il nostro paese sta finanziando il resto del mondo". Quindi, mi soffermo su questo punto cercando di spiegare le cose nel modo più semplice.

Credo sia comprensibile per tutti il fatto che chi vende di più avrà più crediti. Giusto? In qualsiasi bilancio societario, se aumentano i ricavi, cioè le vendite, solitamente, aumentano anche i crediti verso chi ha acquistato. 

Ebbene, se la bilancia commerciale verso l'estero è positiva, cioè X è maggiore di M (X>M in matematica) verso chi aumenteranno i crediti? Verso l'estero, giusto?

Infatti, come potete vedere dal grafico qui sotto, che mostra la posizione patrimoniale dell'Italia verso il resto del mondo, osservando la linea nera, potete vedere come, nel corso degli anni, siamo passati da una situazione a debito (negativa) in cui eravamo finanziati più di quanto finanziavamo, ad una a credito (positiva) in cui finanziamo più di quanto veniamo finanziati. Chiaro ora?





lunedì 18 ottobre 2021

Vaccini e decessi: qualche grafico.

Questo post è stato scritto grazie alle preziose segnalazioni di @LukeDuke1268. Tuttavia, vorrei precisare che le opinioni di seguito espresse sono soltanto mie. 

Quanto segue è una breve analisi a proposito di un argomento d'attualità sul quale è ormai diventato difficile discutere in armonia, senza che la propria opinione venga stigmatizzata. Cercherò di affrontarlo nel modo più delicato possibile. Prima però mi sento in dovere di fare una premessa un pochino più polemica. Spero me la vogliate concedere. 

In una società libera, ognuno può pensare ciò che vuole. Non è costretto a "credere nella scienza" o nella religione. Può farsi un'opinione approfondendo un argomento, ascoltando semplicemente le proprie sensazioni, oppure fidandosi di chi meglio crede: un amico, un guru ma anche uno scienziato diverso da quello proposto dalla TV. Insomma, in una società libera tutti possono pensare ciò che vogliono. Giusto o sbagliato che sia, per gli altri. 

A questo discorso si può obiettare che ci sono comunque delle regole da rispettare. È vero, com'è vero che se quelle regole sono impopolari, è previsto anche il diritto di protestare. Se preferireste vivere in una società ubbidiente, ordinata, dove la pensano tutti allo stesso modo significa che non vi piace la democrazia, che non ci credete. Anche la democrazia è una fede, c'è chi ce l'ha e chi no. C'è però un punto fondamentale. Se pensate che le decisioni debbano essere prese da "Tecnici" o "Illuminati" perché gli altri, quelli che chiamate "la gente", non capisce, siete voi a essere fuori posto in democrazia. 

A chi mi accusa di fare propaganda "No Vax" io rispondo: "Io i "No Vax" non sono sicuro di aver capito chi siano (come i fascisti) e quando vorrò saperlo non lo chiederò di certo a chi etichetta chiunque la pensi diversamente da lui. Inoltre, non accetto lezioni da chi fino ad oggi è rimasto ad ascoltare, senza spirito critico, la propaganda governativa, né da chi da due anni terrorizza ventiquattro ore al giorno il pubblico per convincerlo a prendere le decisioni giuste; o meglio, quelle che qualcuno crede siano giuste".  

Fatta la doverosa premessa cominciamo con il primo grafico, qui sotto, che rappresenta l'eccesso di mortalità complessiva degli anni 2019, 2020 e 2021 di una serie di paesi europei (per maggiori informazioni vedi qui).

Da questi dati si nota come sia il 2020 che, in misura minore, il 2021 (anche se non è ancora finito) abbiano avuto una mortalità eccessiva già maggiore di quella 2019, l'anno che ha preceduto la pandemia.

Tuttavia, rielaborando lo stesso grafico per fasce d'età, si scopre che per alcune categorie anagrafiche il 2021 è andato peggio, non solo del 2019 ma anche del 2020. È il caso dei 15-44 anni e, fino alla quarantesima settimana, anche dei 45-64 anni e 65-74 anni. 


La mia prima reazione osservando l'andamento di queste curve è stata di sorpresa, in quanto non mi sarei mai aspettato che, in questo confronto, l'anno in cui sono stati somministrati i vaccini che ci faranno tornare alla normalità sia andato, tutto sommato, abbastanza male. Ovviamente, quest'osservazione è di carattere generale e non insinua proprio nulla su cosa abbia causato nel 2021 un eccesso di mortalità, fino ad oggi, comparabile con quello 2020 e comunque già di molto superiore a quello del 2019.

Inoltre, può darsi che i dati proposti possano in qualche modo essere ingannevoli. Ad esempio che l'andamento possa essere influenzato variabili non considerate, oltre a quella dei vaccini, che li rendono non facilmente confrontabili. Escluderei tuttavia che il confronto 2020-2021 sia influenzato in modo significativo dalla diversa intensità del lockdown. Inoltre, dai grafici non mi sembra che la differenza emerga nella sola prima parte dell'anno, quella in cui i vaccinati erano ancora una minima parte della popolazione. È vero invece che per completare i dati manca ancora l'ultima parte dell'anno. Vedremo cosa succederà. 

Passiamo ora a un altro grafico. Qui trovate la fonte dell'immagine sottostante che mostra una correlazione positiva del 37,9% fra morti Covid per centomila abitanti e la percentuale di vaccinazioni per regione. Significa che per un punto percentuale di vaccinati in più si riscontrano 0,38 morti in più per centomila abitanti. 


Tuttavia, bisogna sempre ricordare che correlazione non significa causazione, nel senso che le due variabili considerate, in questo caso morti Covid e percentuale di vaccinati, possono essere indipendenti pur avendo una correlazione statistica significativa, oppure dipendere insieme da un'altra variabile o ancora ognuna di esse da più variabili non considerate nel grafico. Comunque, mi sarei aspettato che a un aumento di vaccinati corrispondesse una diminuzione dei morti per Covid. Purtroppo i dati indicano l'opposto. 

Nonostante quanto sopra riportato, io voglio sperare che i vaccini Covid siano quanto di meglio esista al mondo. Non vorrei mai che ai morti per una malattia che può, anche se raramente, essere grave si aggiungessero quelli, evitabili, di un errore di valutazione. 

Anche se non sono un virologo, e infatti non discuto di farmaci, terapie, proteine, ecc., credo mi sia permesso di commentare dei dati che reputo interessanti. Chi si accontenta della propaganda è libero di farlo. Gli altri sono liberi di approfondire. So di non essere depositario di alcuna verità. Provo solo a capire e poi, come tutti, mi faccio un'idea. Almeno fino a quando mi sarà concesso. Piaccia o meno agli altri. 

venerdì 22 gennaio 2021

Il lockdown salva vite umane? Parte seconda: "Credere alla scienza"

Come prima cosa desidero ringraziarvi per le numerose visualizzazioni e condivisioni del mio post precedente che, qualora non aveste ancora letto, potete trovare qui.

Un ringraziamento particolare va a @EntropicBazaar e @the_brumby per avermi suggerito una serie di studi che mi hanno consentito di approfondire il giudizio della comunità scientifica sulle conseguenze del lockdown come strumento per salvare vite umane durante la pandemia da Covid-19 attualmente in corso. Un argomento che, a quanto pare, non appassiona solamente il sottoscritto.

 


Nella narrazione di massa esiste una contrapposizione fra chi "Crede alla scienza" e chi no. L'argomento assume la connotazione tipica della fallacia dell'uomo di paglia perché, in effetti, chi lo utilizza intende porre il discorso, a suo favore, dando per scontato qualche passaggio logico, di non lieve entità, che meriterebbe di essere approfondito. 

Intanto, la scienza non andrebbe "Creduta", cioè bisognerebbe studiarla invece che accettarla con un atto di fede; e poi si pone anche il problema di accertare cosa dica veramente la scienza.

Anche ammettendo che fidarsi di quello che dicono le persone autorevoli come gli scienziati può essere accettabile, non bisogna fare sempre troppo affidamento sulle altrui capacità di intercettare correttamente il pensiero della comunità scientifica. Non è detto, infatti, che i mezzi di comunicazione che ci informano non si rivelino superficiali, o tendano a trasmettere una divulgazione molto orientata, alterando così la nostra percezione di ciò che sostiene realmente la scienza.

In questo post vi propongo, senza l'ambizione di poter esaurire l'argomento, una serie di lavori scientifici a favore, o critici, verso le più restrittive misure di contenimento introdotte dai governi di mezzo mondo a seguito della pandemia di Covid-19. 

Ho trovato tre studi che asseriscono, in accordo con la narrazione prevalente, che le misure di distanziamento sociale abbiamo salvato molte vite umane. Questi documenti, si basano sul confronto fra i modelli matematici che stimano l'andamento curva dei contagi in assenza di politiche di contenimento, e i dati reali. Il loro giudizio positivo sul lockdown è dato dal minor numero di vittime nella realtà, in cui è stato implementato il distanziamento sociale, rispetto a quelli delle stime calcolate dal modello previsionale, eseguito nell'ipotesi di assenza di misure contenimento. La loro validità è pertanto strettamente connessa alla correttezza dei modelli matematici applicati che rappresentano uno scenario ipotetico, non verificabile.

Ovviamente, in questi casi, un'esagerata previsione dei contagi che si sarebbero sviluppati in assenza di misure di contenimento altera il giudizio sull'efficacia delle stesse. Pertanto, si pone la questione se i modelli matematici utilizzati rappresentino un controfattuale attendibile. 

Per esempio, l'attendibilità di queste previsioni contrasta con la mancanza di correlazione fra severità delle misure di contenimento e tasso di mortalità da Covid-19 suggerita dalla mia analisi del post precedente a questo. Cioè, se in mancanza di adeguate politiche di lockdown il prezzo di vite umane pagato fosse stato maggiore, avrei dovuto riscontrare più decessi, per milione d'abitanti, nei paesi che le hanno implementate con meno severità degli altri. Tuttavia, come abbiamo visto, così non è. Il controfattuale ipotetico (il modello matematico previsionale) contrasta con il controfattuale reale (gli esempi in cui il lockdown non è stato eseguito).

Inoltre, lo stesso studio di Flaxman "Estimating the effects of non-pharmaceutical interventions on COVID-19 in Europe" si pone la questione se le stime eseguite siano congruenti e ammette potrebbero essere sovrastimate, anche se poi aggiunge che nella conta andrebbe considerato anche l'aumento di mortalità dovuto all'impossibilità delle strutture ricettive sanitarie di accogliere tutti i malati presupponendo però, ancora una volta, che vi sia una relazione tra misure restrittive e contagi; il che è precisamente quello che lo studio si propone, o si dovrebbe proporre, di dimostrare. 

Lo studio di Hsiang parrebbe considerare, in assenza d'interventi, semplicemente una curva dei contagi esponenziale del 38% giornaliera.

L'applicazione di questo approccio basato su modelli matematici è risultato particolarmente infelice nel rapporto del CTS di fine aprile 2020, quello diventato popolare per le 150.000 terapie intensive entro metà giugno 2020 che, ovviamente, non si sono verificate. Non so quanto il modello matematico del CTS assomigli ai precedenti, ma il fatto di aver proposto una stima sui contagi futuri, anziché su un passato ipotetico, ha messo alla luce tutti i rischi di questo tipo di approccio alla valutazione dell'efficacia del lockdown, dato che, a differenza dei altri casi, in questo è risultato evidente a tutti che quanto previsto non è realmente accaduto.

Se volete dare un'occhiata a queste ricerche scientifiche, le trovate qui sotto:

Oltre ai tre suddetti studi favorevoli al lockdown ne esistono una trentina piuttosto critici. Questi, di norma, misurano l'efficacia delle politiche di contenimento sulla base dei dati storici, cioè sull'andamento delle curve dei contagi e dei decessi realmente avvenuti. 

La maggior parte di essi sostengono che non ci sia alcuna evidenza dell'efficacia del lockdown, o comunque di severe restrinzioni al movimento personale. 

Oltre al già citato (nel post precedente) "Assessing Mandatory Stay-at-Home and Business Closure Effects on the Spread of Covid-19" che può vantare tra gli autori John P.A. Ioannidis (che possiede un indice bibliometrico "H-Index" di 162 contro, ad esempio, il 27 del nostro stimatissimo Roberto Burioni), su Lancet è stato pubblicato "A country level analysis measuring the impact of government actions, country preparedness and socioeconomics factors on COVID-19 mortality and related health outcomes" in cui si afferma che il lockdown non è statisticamente associato a una riduzione della mortalità da Covid-19.


Alcuni, come Homburg "The illusory effects of non-pharmaceutical interventions on COVID-19 in Europe", sostengono che i modelli matematici utilizzati negli studi favorevoli al lockdown, che sono in funzione, ad esempio, di curve dall'andamento esponenziale, tendono a sovrastimare i suoi benefici, perché non tengono conto del fatto che l'epidemia ha un suo andamento naturale che prima o poi si attenua, indipendentemente dall'applicazione o meno di misure di contenimento. 

L'elenco completo degli articoli lo trovate qui. Potete consultarlo anche senza un account Twitter. Oltre al collegamento ad ogni documento, nei tweet, è incluso anche un breve estratto per ognuno di esso.


Concludendo, sarebbe utile essere consapevoli del fatto che, nonostante la narrativa mainstream continui a sostenere acriticamente le misure fino ad oggi adottate, adducendo come motivazione la loro (presunta) provata efficacia scientifica, in realtà, esiste una vivace discussione nell'ambito della stessa comunità scientifica in merito all'utilità di severe misure di contenimento della pandemia, quali ad esempio il lockdown.

Pertanto, alla luce dei fatti, la dialettica convenzionale basata sulla contrapposizione tra chi "Crede alla scienza" e il "Negazionista" è decisamente fuorviante e appare quanto mai caricaturale. 


giovedì 14 gennaio 2021

Il lockdown salva vite umane?

Un'anziana signora che, a una conferenza, stava ascoltando una lezione di un fisico si rivolse a lui dicendogli che tutto quanto aveva detto sui pianeti e sul sistema solare era falso e che, in realtà, la Terra poggiava su un'enorme tartaruga. Lo scienziato, con un ghigno di superiorità, le chiese cosa ci fosse sotto quella tartaruga e l'anziana rispose con sicurezza: "un'altra tartaruga!". Il grandissimo fisico teorico Stephen Hawking, dal cui libro "Dal Big Bang ai Buchi Neri" è tratto questo aneddoto, si domandava cosa conferisse alle opinioni degli scienziati più credibilità rispetto a quelle dell'uomo della strada. Sono le prove con cui ognuno di noi sostiene le proprie tesi a rendere una teoria più ragionevole di altre. La verità non deve essere data per scontata, ed è proprio il dubbio a portare avanti la scienza. Può capitare che nuove evidenze contraddicano quelle del passato facendo progredire l'umanità un errore dopo l'altro. 

Anche se nella vita di ogni giorno non ci comportiamo come scienziati, ed è naturale ripetere tante cose per sentito dire perché sarebbe impossibile trovare il tempo per approfondire tutto personalmente, occasionalmente, quello del dubbio può essere un esercizio istruttivo. Ad esempio, io mi sono chiesto quali evidenze avessi per sostenere che il distanziamento sociale diminuisse le vittime da Covid-19. 

Ovviamente, è nell'esperienza di ognuno di noi il fatto che negli ambienti affollati proliferino maggiormente i virus influenzali, e che pertanto sia meglio evitarli di questi tempi. L'esperienza però ci suggerisce anche che vedere le cose dal proprio punto di vista non sempre aiuta a comprendere i fenomeni, quando la scala d'osservazione aumenta enormemente. Ritornando per un momento alla fisica, grazie ad Einstein oggi sappiamo che il tempo è relativo. Nella vita di tutti i giorni, un minuto è sempre tale misurato a Parigi o a Pechino ma se non conoscessimo l'effetto della relatività del tempo avremmo problemi nella geolocalizzazione satellitare. Lo stesso discorso si applica in economia. Quando Keynes ha illustrato il suo paradosso della parsimonia ha spiegato che il risparmio può essere considerata una virtù del singolo ma la medesima condotta a livello nazionale causa una diminuzione dei redditi e quindi, in definitiva, anche del risparmio. La scienza si riferisce a questo concetto come la fallacia di composizione, cioè quando si inferisce erroneamente la qualità complessiva di un oggetto sulla base della sue componenti (definizione di Wikipedia). Dunque, non è sempre una buona idea proiettare i risultati del proprio comportamento, o di pochi, sull'intera collettività.

Riprendiamo ora il discorso iniziale. Ipotizzando che crescenti misure volte a limitare il movimento delle persone influiscano in senso positivo sulla mortalità da Covid-19 dovremmo concludere che i governi che abbiano imposto ai loro popoli le limitazioni più severe siano anche quelli ad aver ottenuto una minore mortalità. C'è un modo per verificarlo? Per fortuna sì. Oggi internet permette di reperire comodamente dalla poltrona di casa tutti i dati necessari a questa ricerca. Quindi, mettetevi comodi.

L'indicatore elaborato dell'università di Oxford "Restringency Index" nell'ambito del progetto "Coronavirus Government Response Tracker" è suddiviso in indici tematici. Quello che interessa a noi è la misura del distanziamento sociale e cioè il "Containment Health Index". L'altro dato che ci serve è l'indice di mortalità. Io ho utilizzato quelli disponibili sul sito statista.com. Dato che confronteremo questi due indicatori, per paese, tramite un grafico a dispersione, quello che ci aspettiamo di vedere è una serie di pallini azzurri (le coppie di valori indice di distanziamento/morti, per nazione) che tendono a spostarsi vicino all'asse delle ascisse (la parte bassa del grafico) via via che sale l'indice che misura il distanziamento sociale e, in conseguenza di ciò, scende quello della mortalità. Purtroppo però, come potete vedere dal successivo grafico, questo non accade. L'indice "R quadro" mostra una leggera correlazione (0,04 su 1), non so quanto statisticamente rilevante, tuttavia sembrerebbe che l'andamento proceda al contrario rispetto a quanto sperato; cioè che a un aumento del distanziamento sociale corrisponda un leggero incremento dell'indice di mortalità anziché il contrario. A pensarci bene, è piuttosto sconfortante.

Nell'ipotesi in cui alcuni valori anomali, definiti "outliers" possano compromettere l'andamento del grafico, portandomi a conclusioni errate, ho eseguito una procedura volta a eliminarli. In sostanza, ho tolto dal grafico tutte le coppie (i pallini azzurri) che non rientravano nell'intervallo dato dalla somma della deviazione standard più la mediana della serie di valori (questo corrisponde alla soglia massima); e anche quelli corrispondenti alla differenza fra la mediana e la deviazione standard (questo corrisponde alla soglia minima). Purtroppo però, neanche così otteniamo il risultato sperato. La correlazione fra misure di distanziamento sociale e l'indice di mortalità continua a sembrare molto debole, forse insignificante, e  addirittura risulta che tali misure provochino una mortalità leggermente maggiore. 

Infine, ho escluso dal campione le nazioni in cui la mortalità è risultata essere molto bassa, nel caso in cui i dati di questi paesi possano essere in qualche modo poco credibili. 

Escludendo gli indici di mortalità inferiori a 100 per milione di abitante


Inferiori a 300


Inferiori a 600

Purtroppo però, sebbene in questo modo la linea di tendenza tenda ad appiattirsi, neanche così si verifica una correlazione negativa.  

Passiamo a un'ulteriore analisi. Prendiamo due paesi che abbiano adottato contro il Covid-19 strategie differenti. Ad esempio, l'Italia, con un indice di contenimento di 56,60, e la Svezia con 41,84. La media di tutti i paesi corrisponde a un indice di 47. Dal grafico qui sotto possiamo vedere l'andamento dei decessi giornalieri. Quelli italiani sono misurati nella scala di valori delle ordinate a sinistra e quelli svedesi a destra. Questo perché, essendo i morti svedesi molto inferiori a quelli italiani (per fortuna, dato che la Svezia ha meno abitanti) una scala unica avrebbe appiattito i valori di quest'ultimi impedendo di osservare bene una cosa interessante; che l'andamento dei decessi giornalieri nelle due ondate è molto simile nonostante l'opposta politica sanitaria adottata dai rispettivi governi. Considerate anche che, ovviamente, l'indice che misura il trend di mobilità della popolazione (ho usato quello calcolato da Apple) è molto più basso in Italia che in Svezia. Infatti il governo italiano, a differenza di quello svedese, ha praticamente fermato il paese facendo rimanere tutti a casa.

Ma allora davvero dobbiamo credere, contro tutte le aspettative, che il lockdown sia inutile o persino dannoso? Premesso che, secondo me, ciò che uno pensa non deve sempre essere giustificato scientificamente. Se così fosse, non sarebbe possibile credere in molte cose belle. Ognuno è libero di pensarla come vuole ed è raro che qualcuno possa affermare con certezza di essere completamente nel giusto. Comunque,  anche se le evidenze che vi ho proposto non sono in accordo con la tesi mainstream, se corrisponde al vero quello che mostra un'indagine eseguita dall'Arpa Piemonte, secondo cui il virus non è stato rilevato all'aperto ma in ospedali e soprattutto in ambiente domestico, forse non è poi così strano che, tutto sommato, possa accadere che il vantaggio del mancata mobilità delle persone venga compensato da una maggiore facilità di contagio in ambienti chiusi. Soprattutto se si considera che la mobilità non è mai del tutto azzerata.

Concludendo, se devo fare un discorso basandomi sui dati disponibili, e non sulla fede, non posso semplicemente dire che la Terra è sostenuta da una pila infinita di tartarughe. Conseguentemente, non posso neanche sostenere di aver trovato alcuna prova del fatto che un maggior distanziamento sociale salvi più vite umane. Inoltre, la mia personale opinione sembra condivisa anche da alcuni professionisti che, adottando metodi molto più raffinati dei miei, sono giunti alle medesime conclusioni. Lo studio scientifico a cui mi riferisco si intitola "Assessing Mandatory Stay-at-Home and Business Closure Effects on the Spread of COVID-19". La conclusione è che, sebbene piccoli benefici non possano essere esclusi, lo studio non riscontra significativi risultati nei casi in cui sono state adottate misure più severe di distanziamento sociale [more restrictive non pharmaceutical intervention (NPIs)]. Lo stesso rallentamento del contagio potrebbe essere ottenuto con misure meno restrittive. 

E voi, che prove avete del fatto che il lockdown salvi vite umane?

Potete trovare qui la seconda parte di questo post. 


martedì 24 novembre 2020

I soldi non si stampano e altri luoghi comuni

"I soldi non si stampano!" diceva Pierluigi Bersani durante una trasmissione televisiva.

https://twitter.com/SocialistaIl/status/1326842520324747264?s=20

Qualunque cosa intendesse il simpatico politico, forse avrete anche voi assimilato il concetto tale per cui "Non esiste l'albero dei soldi" o, detto in termini più tecnici "Non ci sono pasti gratis". Ma siamo proprio sicuri che sia così?

In questo post vi propongo le seguenti dichiarazioni in proposito, da parte di alcune persone informate sui fatti.

Alan Greenspan

"The United States can pay any debt it has because we can always print money to do that. So, there is zero probability of default".

Gli Stati Uniti possono pagare qualsiasi debito perché possono sempre stampare la moneta per farlo. Quindi, la probabilità di fallire equivale a zero. 


https://twitter.com/dottorbarbieri/status/1315638113927081984?s=20

Mario Draghi

"Technically, no. We cannot run out of money. We have ample resources for coping with all our emergencies. So, I think this is the only answer I can give you."

Tecnicamente non possiamo finire i soldi. Abbiamo ampie risorse per far fronte a tutte le emergenze.

Christine Lagarde

La BCE può creare tanta moneta quanta ne serve. Tecnicamente non può andare in bancarotta.

https://twitter.com/counterchoir/status/1329355845499490304?s=20

Il professor Cottarelli (noto economista) aggiunge anche un dettaglio molto interessante. Il finanziamento della banca centrale è gratuito, perché gli interessi pagati sui titoli emessi e incassati dalla banca centrale ritornano al governo.

https://twitter.com/Fantaliz837/status/1326777761231409152?s=20

Chi come me frequenta, da turista, il dibattito economico non troverà per niente sorprendenti le dichiarazioni sopra riportate. È piuttosto ovvio che una banca centrale possa sempre immettere nel sistema tanta moneta quanta ne serve. Ne di più, ne di meno. 

Una banca centrale emette moneta, che nel suo bilancio corrisponde a una passività (come lo è un debito) a fronte di attività, come ad esempio i titoli di stato. Ed essendo un'istituzione di diritto pubblico non può fallire. Nemmeno se il governo decide di non rimborsargli i titoli.

Poi si può discutere del fatto che il finanziamento della spesa pubblica da parte della banca centrale possa, in alcuni casi, comportare inflazione (la vetusta ma sempre amata "teoria quatitativa della moneta"). Sempre che si riesca a capire se è l'aumento di moneta a causare l'aumento dei prezzi, o viceversa l'incremento dei prezzi a provocare quello della moneta. A proposito di questa relazione tra quantità di moneta e inflazione, ammesso che la si voglia dare per scontata (e così non è), ai professionisti piace ricordare che "correlazione non significa causalità". Avete presente il dilemma: "è nato prima l'uovo o la gallina?". Gli economisti sono decenni che discutono del problema, senza averlo risolto. E chissà per quanto tempo ancora andranno avanti. Se avete mai dato credito alla prima teoria è bene che sappiate che la seconda è ugualmente probabile. E, a meno che non abbiate qualcosa di veramente straordinario da aggiungere,  qualcosa che sia davvero sfuggito a tutti, è molto difficile che riusciate a fare pendere definitivamente la bilancia della ragione da una parte o dall'altra. 

Infine, consentitemi di osservare che la banca centrale non è l'unica istituzione che "stampa moneta", cioè che immette moneta nel sistema. Anzi, le banche "commerciali" (nel senso di private) ne creano molta di più. Soprattutto in tempi buoni, che sono anche quelli dove si registra un'inflazione maggiore. Che poi, come avete letto nel post precedente a questo, non è neanche il peggiore dei mali. 

È mai possibile che nessun giornalista, intellettuale (magari di sinistra), presentatore tv, sappia contestare affermazioni come queste di Bersani, Marattin, Calenda, De Romanis e compagnia bella? Forse, ci sarà un motivo per cui le persone a cui gli editori affidano l'informazione e la divulgazione sono i primi ad essere prigionieri di dogmi e luoghi comuni, in economia o anche in altre scienze? 

Perché non ce n'è uno che si domandi per quale motivo il governo debba fronteggiare una pesante crisi economica chiedendo i soldi "a strozzo" ai mercati, o andando con il cappello in mano dalla UE? Se la BCE può disporre gratuitamente di tutta la liquidità necessaria, perché non la concede a tutti? E se i trattati non lo consentono, perché non facciamo da soli?

Dopotutto però, forse è inutile porsi queste domande. È sufficiente prendere atto del fatto che la parte più in vista della nostra classe intellettuale è composta principalmente da individui pigri, superficiali e che comunque non meritano molto credito.