lunedì 12 ottobre 2015

Un grafico che spiega il declino della produttività in Italia

Chi di voi ha sentito dire che il problema dell'Italia è la produttività? Avevo già scritto un post su questo argomento (qui) ma ho pensato che valesse la pena di aggiungere qualcosa.

Di seguito troverete un grafico con i dati storici della produttività del lavoro dal 1981 al 2007 (dati OCSE).


La produttività del lavoro è il rapporto tra fatturato delle imprese e il costo del lavoro (o il numero delle ore lavorate). Chi desiderasse una spiegazione più tecnica dei dati la troverà direttamente alla fonte (qui).

Osservate come l'andamento in ascesa del grafico subisce un brusco stop a partire dagli anni novanta. Precisamente, dal 1995 in avanti la tendenza è quella di una produttività stagnante o in discesa. Come si spiega?

Vi rimando, per una spiegazione più esaudiente, a un post del 2013 dell'economista Alberto Bagnai: "Declino, produttività, flessibilità, euro: il mio primo maggio" che gli amanti dell'economia potranno trovare anche in versione scientifica, pubblicato sulla rivista International Review of Applied Economics "Italy's decline and the balance-of-payment costraint: a multicountry analysis". 

Sintetizzando al massimo la questione, sono state date tre possibili spiegazioni di questo fenomeno:

1. il cosiddetto nanismo delle imprese italiane, che sarebbero troppo piccole per avere un'efficienza ottimale.

2. la poca propensione alla ricerca e sviluppo che ne rallenterebbe la produttività.

3. la flessibilità, che avrebbe causato la svalutazione del costo del lavoro e scoraggiato la capacità innovativa delle aziende, favorendo le attività a maggior utilizzo di lavoro rispetto a quelle dove è necessario il capitale.

I primi due punti sono le critiche che vengono fuori più facilmente nei dibattiti main stream ma, trattandosi di caratteristiche storiche delle imprese italiane, non sono adatte per spiegare la brusca inversione di tendenza avvenuta solo a partire dal 1995.

Il terzo punto è frutto di almeno un paio di studi scientifici (qui e qui), uno dei quali dell'economista italiano Francesco Daveri. Tuttavia, il declino della produttività (1995) sembrerebbe anticipare di qualche anno la prima riforma del mercato del lavoro (1997).  

Il Prof. Bagnai suggerisce un'altra spiegazione, illustrata nel grafico che segue.


Come potete vedere, la linea rossa del cambio sembra essere correlata con quella verde della produttività per tutto il periodo preso in esame. In particolare, quello che interessa a noi, è che la rivalutazione del 1995 (la linea rossa che scende) porta con se un appiattimento di quella verde. Successivamente, il cambio viene fissato (linea rossa piatta) e la produttività prima si arresta e poi, a seguito della crisi, crolla. Tornando indietro fino al periodo dello SME credibile (1987-1992) che aveva fissato i cambi delle monete europee entro una banda d'oscillazione ridotta (lo vediamo dal cambio piuttosto stabile evidenziato in quel periodo dalla linea rossa) osserviamo lo stesso fenomeno, ovvero l'appiattimento della linea verde che misura la produttività.

Pertanto, il declino della produttività sarebbe solo un altro effetto negativo del cambio fisso, e quindi dell'euro.







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